<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>
<channel>
	<title>Commenti per EXPERTS</title>
	<atom:link href="http://blog.experts.story-telling.eu/it/comments/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.experts.story-telling.eu</link>
	<description>Story Tellers Blog on EXPERTS</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Nov 2011 10:21:28 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Commenti su Bambini e teatro di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/794/2010/08/03/scarabicchio/comment-page-1#comment-116</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 May 2011 17:55:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/794/2010/08/03/scarabicchio#comment-116</guid>
		<description>È possibile realizzare un&#039;esperienza teatrale con bambini che frequentano i Nidi d&#039;Infanzia? Quali potrebbero essere i suoi principi teorici e metodologici? Si possono condurre percorsi strutturati che vadano al di là di proposte limitate ed estemporanee? E cosa si può fare nella pratica di tutti i giorni senza tradire la natura, così particolare, di un contesto come quello del nido? 
Quando abbiamo fatto  teatro con e  per i bambini dai due ai tre anni  nei servizi per la prima infanzia abbiamo prima definito  le linee generali ed i contenuti operativi necessari alla realizzazione di un progetto teatrale articolato nel tempo, semplice da concretizzare e alla portata di chiunque desiderasse condividere il piacere del gioco di finzione con i propri bambini, anche senza avere particolari competenze specifiche.
Brevi  percorsi di laboratorio fondati su precisi principi teorici e metodologici, organizzati in pochi incontri, ciascuno e più volte verificati  capaci  di indiiduare e sperimentare argomenti molto vicini alla primissima infanzia  che rievocasseron fatti della qotidianità. L&#039;importanza della dimensione affettiva e la difficoltà di staccarsi dal ciuccio, il ruolo fondamentale della componente fantastica e l&#039;animismo infantile, il problema di fissare e di rispettare le regole necessarie alla vita sociale erano  le tematiche attorno alle quali si sviluppava l&#039;intera proposta. Sono aspetti importanti dell&#039;esistenza con cui qualunque bambino e qualunque educatrice - si confronta quotidianamente.
L&#039;esperienza teatrale  in questo ambito  è diventato una esperienza simile e parallela al gioco simbolico, diversa in quanto la situazione era più formalizzata, più  organizzata dalla regia degli adulti, connotata da rituali. Per fare teatro occorreva costruire un &quot;setting&quot; d&#039;azione in cui gli attori avrebbero recitato, occorreva  travestirsi o dipingersi il volto da...occorreva organizzare la platea interattiva.
In quel periodo i bambini, almeno un giorno alla settimana andavano nel teatro della circoscrizione dove alcuni animatori e tatranti mettevano in scena delle storie  e delle fiabe 
conosciute... I bambini entravano in punta di piedi, per non fare rumore, si sedevano in silenzio, aspettavano... e quando la luce si spegneva in platea e si accendeva in scena... si vedevano ogni volta gli occhi dei bambini  sgranati, pieni di stupore; L&#039;attenzione era assoluta  perchè  entravano nella magia del teatro e loro ne erano consapevoli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>È possibile realizzare un&#8217;esperienza teatrale con bambini che frequentano i Nidi d&#8217;Infanzia? Quali potrebbero essere i suoi principi teorici e metodologici? Si possono condurre percorsi strutturati che vadano al di là di proposte limitate ed estemporanee? E cosa si può fare nella pratica di tutti i giorni senza tradire la natura, così particolare, di un contesto come quello del nido?<br />
Quando abbiamo fatto  teatro con e  per i bambini dai due ai tre anni  nei servizi per la prima infanzia abbiamo prima definito  le linee generali ed i contenuti operativi necessari alla realizzazione di un progetto teatrale articolato nel tempo, semplice da concretizzare e alla portata di chiunque desiderasse condividere il piacere del gioco di finzione con i propri bambini, anche senza avere particolari competenze specifiche.<br />
Brevi  percorsi di laboratorio fondati su precisi principi teorici e metodologici, organizzati in pochi incontri, ciascuno e più volte verificati  capaci  di indiiduare e sperimentare argomenti molto vicini alla primissima infanzia  che rievocasseron fatti della qotidianità. L&#8217;importanza della dimensione affettiva e la difficoltà di staccarsi dal ciuccio, il ruolo fondamentale della componente fantastica e l&#8217;animismo infantile, il problema di fissare e di rispettare le regole necessarie alla vita sociale erano  le tematiche attorno alle quali si sviluppava l&#8217;intera proposta. Sono aspetti importanti dell&#8217;esistenza con cui qualunque bambino e qualunque educatrice &#8211; si confronta quotidianamente.<br />
L&#8217;esperienza teatrale  in questo ambito  è diventato una esperienza simile e parallela al gioco simbolico, diversa in quanto la situazione era più formalizzata, più  organizzata dalla regia degli adulti, connotata da rituali. Per fare teatro occorreva costruire un &#8220;setting&#8221; d&#8217;azione in cui gli attori avrebbero recitato, occorreva  travestirsi o dipingersi il volto da&#8230;occorreva organizzare la platea interattiva.<br />
In quel periodo i bambini, almeno un giorno alla settimana andavano nel teatro della circoscrizione dove alcuni animatori e tatranti mettevano in scena delle storie  e delle fiabe<br />
conosciute&#8230; I bambini entravano in punta di piedi, per non fare rumore, si sedevano in silenzio, aspettavano&#8230; e quando la luce si spegneva in platea e si accendeva in scena&#8230; si vedevano ogni volta gli occhi dei bambini  sgranati, pieni di stupore; L&#8217;attenzione era assoluta  perchè  entravano nella magia del teatro e loro ne erano consapevoli.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il Nido osservatorio-laboratorio delle trasformazioni familiari e sociali e crocevia di culture diverse di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1906/2011/05/09/miciomao/comment-page-1#comment-115</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2011 12:33:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1906#comment-115</guid>
		<description>Cara Alessandra, ho già  provveduto con un commento parzialmente diverso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Alessandra, ho già  provveduto con un commento parzialmente diverso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Un progetto sul linguaggio di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1205/2011/02/01/sibylle/comment-page-1#comment-94</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2011 07:51:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1205#comment-94</guid>
		<description>chezza delle parole nella loro varietà semantica, il loro significato e la loro collocazione a seconda dei toni di voce e della mimica facciale e corporea che le accompagnano. Poi c&#039;erano le attività specifiche finalizzate a favorire e ad affinare le competenze comunicative fra bambini, attraverso la narrazione di storie di vita quotidiana, la drammatizzazione, i dialoghi, i giochi simbolici...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>chezza delle parole nella loro varietà semantica, il loro significato e la loro collocazione a seconda dei toni di voce e della mimica facciale e corporea che le accompagnano. Poi c&#8217;erano le attività specifiche finalizzate a favorire e ad affinare le competenze comunicative fra bambini, attraverso la narrazione di storie di vita quotidiana, la drammatizzazione, i dialoghi, i giochi simbolici&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Un progetto sul linguaggio di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1205/2011/02/01/sibylle/comment-page-1#comment-93</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2011 07:35:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1205#comment-93</guid>
		<description>Lo viluppo delle competenze comunicative dei bambini rappresenta uno dei campi più interessanti che una educatrice e un insegnante incontrano nel loro cammino professionale. La mia esperienza nasce dal confronto con le insegnanti e dall&#039;osservazione sul campo finalizzata a discutere insieme su quali fossero le tecniche , gli stili comunicativi, il linguaggio non verbale, le situazioni specifiche e le attività che venivano messe in campo dagli adulti per favorire un uso appropriato delle parole, della gestualità, della mimica, dei toni di voce... Educare i bambini in tale direzione significava per noi partire dall&#039;uso del linguaggio delui usavamo l&#039;adulto, dovevamo interrogarci sul nostro modo di parlare ai bambini, utlizzando la semplicità ma non la banalità, la ric</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo viluppo delle competenze comunicative dei bambini rappresenta uno dei campi più interessanti che una educatrice e un insegnante incontrano nel loro cammino professionale. La mia esperienza nasce dal confronto con le insegnanti e dall&#8217;osservazione sul campo finalizzata a discutere insieme su quali fossero le tecniche , gli stili comunicativi, il linguaggio non verbale, le situazioni specifiche e le attività che venivano messe in campo dagli adulti per favorire un uso appropriato delle parole, della gestualità, della mimica, dei toni di voce&#8230; Educare i bambini in tale direzione significava per noi partire dall&#8217;uso del linguaggio delui usavamo l&#8217;adulto, dovevamo interrogarci sul nostro modo di parlare ai bambini, utlizzando la semplicità ma non la banalità, la ric</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Riflessioni sull’educazione e sull’infanzia adesso e allora di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/322/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-92</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2011 14:55:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=322#comment-92</guid>
		<description>Sono perfettamente daccordo con quanto hai affermato forse perchè, appartenendo alla stessa generazione, abbiamo  fatto un percoso lavorativo analogo e  parallelo, tu come insegnante della scuola dell&#039;infanzia, io come responsabile pedagogica dei servizi per la prima infanzia.
Abbiamo entrambe avuto la fortuna di essere giovani professioniste dell&#039;educazione e della formazione dei bambini in una straordinaria stagione  carattterizzata da straordinari  fermenti politici e culturali, dai primi anni &#039;60 ai primi anni &#039;80, che hanno attraversato il nostro Paese. 
in modo non  uniforme, a macchia di leopardo,  a seconda della collocazione politica delle Regioni e degli Enti locali. La Scuola e il sistema formativo in generale acquistava in quegli anni  una sua  centralità nelle politiche perchè si intuiva l&#039;esigenza di formare le nuove generazioni in relazione alla società che stava cambiando, il mondo produttivo evolveva e produceva una ricchezza diffusa, parallelamente nasceva il bisogno di individuare ed affermare nuove professioni, maggiori specializzazioni in tutti i campi. La ricerca scientifica sul fronte delle scienze dell&#039;educazione aveva sviluppato  interessanti teorie sullo sviluppo nfantile e sull&#039;importanza dei primi anni di vita nella costruzione dell&#039;identità dell&#039;individuo. Gli asili nido e le scuole dell&#039;infanzia comunali e il tempo pieno per le scuole elementari  nascono e crescono  in quegli anni grazie e leggi nazionali precise, ratificate e migliorate soloda alcune regioni, con l&#039;itenzione di rispondere a due bisogni di carattere socio educativo: offrire ai bambini un alto livello di formazione pubblica, a partire dai primi anni di vita e ad offrire alle famiglie, in cui entrambe i genitori erano impegnati sul lavoro, dei servizi prescolastici e post scolastici capaci  di avere cura dei figli sotto il profilo fisico, intellettivo e sociale. 
Un forte investimento sulla formazione professionale permanente degli educatori e degli insegnanti, la partecipazione attiva dei genitori, l&#039;insediamento dei coordinamenti pedagogici  hanno rappresentato una garanzia  per affermare  la qualità, l&#039;efficenza ed l&#039;efficacia di un percorso che si pensava solo in salita...
Dalla metà degli anni 80 in poi le cose sono  cambiate. Sono cambiate attraverso un lento processo involutivo: sone cambiate le famiglie, sono  cambiati i bambini, siamo cambiati noi e il tessuto sociale.
I valori di quegli anni, gli ideali che hanno ispirato pensieri, scelte ed azioni si sono frantumati contro alcuni fenomeni fra i quali il consumismo e la conseguente centralità del denaro,  che hanno modificato valori, modelli di riferimento e  stili di vita.
La disgrezione della famiglia tradizionale, l&#039;introduzione della famiglia allargata, l&#039;arrivo di famiglie di origini culturali ed etniche diverse dalla nostra, il maggior livello di scolarizzazione dei genitori, la scelta generalizzata del figlio unico, la maternità e paternità affrontate più tardi rispetto al passato, la  vita vissuta in corsa per produrre, fare soldi  e &quot;consumare&quot;, i bambini  amati troppo, amati troppo  poco o scarsamente rspettati nei loro bisogni reali, nei loro ritmi di crescita, i bambini su cui si fanno investimenti  eccessivi e si finisce per  corromperli con  troppi regali inutili hanno cambiato profondamente anche la scuola, nel frattempo entravano nuove generazioni di educatrici e di insegnanti sicuramente preparate ma meno idealiste delle precedenti. La convivenza intergenerazionale fra educatrici e insegnanti è molto complessa, anche tu l&#039;avrai sperimentata... Storie e visioni del mondo molto diverse faticano a volta a trovare delle conciliazioni.
Ma i  servizi prescolastici e scolastici hanno cominciato a perdere autorevolezza da quando lo Stato non  investe più economicamente sull&#039;educazione pubblica e non riconosce il ruolo sociale formativo ed etico degli insegnanti; proprio  nel momento in cui si assiste alla caduta di valori e ad uno scenario sociale frammentato e liquido dal futuro incerto, bisognerebbe investire sulla Scuola  sulla Cultura ma la politica a volte è miope...
Il futuro? E determinato dall&#039;oggi.... Coloro  che abitano professionalmente i servizi e la scuola sono chiamati ad assumersi  il responsabilità,  sono chiammmmmati a  non delegare ad altri, a non rinunciare al diritto/dovere di lottare per cambiare le cose. Sappiamo che il cammino evolutivo di un bambino, di una persona, della storia del nostro Paese come quello dell&#039;Umanità non è lineare, è fatto  di avanzamenti e retrocessioni... Ora dobbiamo rimettere in moto il coraggio, le intelligenze, le passioni di quella  stagione che ha reso tutti migliori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono perfettamente daccordo con quanto hai affermato forse perchè, appartenendo alla stessa generazione, abbiamo  fatto un percoso lavorativo analogo e  parallelo, tu come insegnante della scuola dell&#8217;infanzia, io come responsabile pedagogica dei servizi per la prima infanzia.<br />
Abbiamo entrambe avuto la fortuna di essere giovani professioniste dell&#8217;educazione e della formazione dei bambini in una straordinaria stagione  carattterizzata da straordinari  fermenti politici e culturali, dai primi anni &#8216;60 ai primi anni &#8216;80, che hanno attraversato il nostro Paese.<br />
in modo non  uniforme, a macchia di leopardo,  a seconda della collocazione politica delle Regioni e degli Enti locali. La Scuola e il sistema formativo in generale acquistava in quegli anni  una sua  centralità nelle politiche perchè si intuiva l&#8217;esigenza di formare le nuove generazioni in relazione alla società che stava cambiando, il mondo produttivo evolveva e produceva una ricchezza diffusa, parallelamente nasceva il bisogno di individuare ed affermare nuove professioni, maggiori specializzazioni in tutti i campi. La ricerca scientifica sul fronte delle scienze dell&#8217;educazione aveva sviluppato  interessanti teorie sullo sviluppo nfantile e sull&#8217;importanza dei primi anni di vita nella costruzione dell&#8217;identità dell&#8217;individuo. Gli asili nido e le scuole dell&#8217;infanzia comunali e il tempo pieno per le scuole elementari  nascono e crescono  in quegli anni grazie e leggi nazionali precise, ratificate e migliorate soloda alcune regioni, con l&#8217;itenzione di rispondere a due bisogni di carattere socio educativo: offrire ai bambini un alto livello di formazione pubblica, a partire dai primi anni di vita e ad offrire alle famiglie, in cui entrambe i genitori erano impegnati sul lavoro, dei servizi prescolastici e post scolastici capaci  di avere cura dei figli sotto il profilo fisico, intellettivo e sociale.<br />
Un forte investimento sulla formazione professionale permanente degli educatori e degli insegnanti, la partecipazione attiva dei genitori, l&#8217;insediamento dei coordinamenti pedagogici  hanno rappresentato una garanzia  per affermare  la qualità, l&#8217;efficenza ed l&#8217;efficacia di un percorso che si pensava solo in salita&#8230;<br />
Dalla metà degli anni 80 in poi le cose sono  cambiate. Sono cambiate attraverso un lento processo involutivo: sone cambiate le famiglie, sono  cambiati i bambini, siamo cambiati noi e il tessuto sociale.<br />
I valori di quegli anni, gli ideali che hanno ispirato pensieri, scelte ed azioni si sono frantumati contro alcuni fenomeni fra i quali il consumismo e la conseguente centralità del denaro,  che hanno modificato valori, modelli di riferimento e  stili di vita.<br />
La disgrezione della famiglia tradizionale, l&#8217;introduzione della famiglia allargata, l&#8217;arrivo di famiglie di origini culturali ed etniche diverse dalla nostra, il maggior livello di scolarizzazione dei genitori, la scelta generalizzata del figlio unico, la maternità e paternità affrontate più tardi rispetto al passato, la  vita vissuta in corsa per produrre, fare soldi  e &#8220;consumare&#8221;, i bambini  amati troppo, amati troppo  poco o scarsamente rspettati nei loro bisogni reali, nei loro ritmi di crescita, i bambini su cui si fanno investimenti  eccessivi e si finisce per  corromperli con  troppi regali inutili hanno cambiato profondamente anche la scuola, nel frattempo entravano nuove generazioni di educatrici e di insegnanti sicuramente preparate ma meno idealiste delle precedenti. La convivenza intergenerazionale fra educatrici e insegnanti è molto complessa, anche tu l&#8217;avrai sperimentata&#8230; Storie e visioni del mondo molto diverse faticano a volta a trovare delle conciliazioni.<br />
Ma i  servizi prescolastici e scolastici hanno cominciato a perdere autorevolezza da quando lo Stato non  investe più economicamente sull&#8217;educazione pubblica e non riconosce il ruolo sociale formativo ed etico degli insegnanti; proprio  nel momento in cui si assiste alla caduta di valori e ad uno scenario sociale frammentato e liquido dal futuro incerto, bisognerebbe investire sulla Scuola  sulla Cultura ma la politica a volte è miope&#8230;<br />
Il futuro? E determinato dall&#8217;oggi&#8230;. Coloro  che abitano professionalmente i servizi e la scuola sono chiamati ad assumersi  il responsabilità,  sono chiammmmmati a  non delegare ad altri, a non rinunciare al diritto/dovere di lottare per cambiare le cose. Sappiamo che il cammino evolutivo di un bambino, di una persona, della storia del nostro Paese come quello dell&#8217;Umanità non è lineare, è fatto  di avanzamenti e retrocessioni&#8230; Ora dobbiamo rimettere in moto il coraggio, le intelligenze, le passioni di quella  stagione che ha reso tutti migliori.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il Nido osservatorio-laboratorio delle trasformazioni familiari e sociali e crocevia di culture diverse di alessandra</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1906/2011/05/09/miciomao/comment-page-1#comment-91</link>
		<dc:creator>alessandra</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2011 08:59:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1906#comment-91</guid>
		<description>Ciao Luciana, quello che racconti è molto interessante. Secondo te come si riallaccia la tua esperienza al post Riflessioni sull&#039;infanzia e sull&#039;educazione adesso e allora lasciato il 7 giugno 2010 da un&#039;insegnante di scuola dell&#039;infanzia di 57 anni? Posso chiederti una riflessione congiunta? Rimango in attesa, ciao e grazie. Alessandra</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Luciana, quello che racconti è molto interessante. Secondo te come si riallaccia la tua esperienza al post Riflessioni sull&#8217;infanzia e sull&#8217;educazione adesso e allora lasciato il 7 giugno 2010 da un&#8217;insegnante di scuola dell&#8217;infanzia di 57 anni? Posso chiederti una riflessione congiunta? Rimango in attesa, ciao e grazie. Alessandra</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Giocare con le bambole di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/105/2010/05/11/sibylle/comment-page-1#comment-90</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 18:43:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=105#comment-90</guid>
		<description>Giocare con le bambole e i pupazzi significa esplorare il gioco simbolico attraverso cui le bambine e i bambini rappresentano un&#039;esperienza reale vissuta in famiglia e a scuola. La bambola diventa il bambino da accudire... mentre i bambini assumono il ruolo degli adulti. Il gioco simbolico è estremamente importante in quanto rappresenta ciò che i bambini apprendono dai nostri comportamenti, i modelli culturali  che tramettiamo loro, gli stili comunicativi con i quali ci esprimiamo, il linguaggio che usiamo. Il gioco simbolico è una interpretazione della realtà durante la quale il bambino/a sa di far finta e sa che può entrare  e uscirne a piacere dal gioco. Il gioco simbolico può diventare una via di fuga da una realtà spiacevole oppure un&#039;esperienza utile ad esercitare la fantasia e la creatività. Una educatrice non deve temere il gioco con  le bambole, al contrario, dovrebbe promuoverlo accanto ai giochi di movimento, alle attività grafico pittoriche, alla drammatizzazione, alle esperienze di esplorazione del giardino, alla lettura e narrazione dei libri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giocare con le bambole e i pupazzi significa esplorare il gioco simbolico attraverso cui le bambine e i bambini rappresentano un&#8217;esperienza reale vissuta in famiglia e a scuola. La bambola diventa il bambino da accudire&#8230; mentre i bambini assumono il ruolo degli adulti. Il gioco simbolico è estremamente importante in quanto rappresenta ciò che i bambini apprendono dai nostri comportamenti, i modelli culturali  che tramettiamo loro, gli stili comunicativi con i quali ci esprimiamo, il linguaggio che usiamo. Il gioco simbolico è una interpretazione della realtà durante la quale il bambino/a sa di far finta e sa che può entrare  e uscirne a piacere dal gioco. Il gioco simbolico può diventare una via di fuga da una realtà spiacevole oppure un&#8217;esperienza utile ad esercitare la fantasia e la creatività. Una educatrice non deve temere il gioco con  le bambole, al contrario, dovrebbe promuoverlo accanto ai giochi di movimento, alle attività grafico pittoriche, alla drammatizzazione, alle esperienze di esplorazione del giardino, alla lettura e narrazione dei libri.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Prevenire eventuali disagi nel passaggio dal nido alla scuola dell&#8217;infanzia di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/326/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-89</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 17:38:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=326#comment-89</guid>
		<description>Il territorio della mia trentennale esperienza è quella dei Nidi d&#039;Infanzia di Modena,nella vesta di educatrice prima  e di responsabile pedagagica subito dopo... Pur avendo buoni rapporti personali  con le pedagogiste e le insegnanti della Scuola dell&#039;infanzia, i rapporti professionali sono stati  praticamente nulli  e, nonostante gli amministratori che si sono alternati  abbiano chiesto di elaborare un progetto pedagogico dei servizi da zero a sei anni, tali attese sono sempre state eluse perchè la Scuola dell&#039;infanzia era impegnata  ad affermarsi come &quot;Scuola&quot; con uno sguardo più interessato alla scuola elementare che al nido, servizio più giovane alla ricerca, a sua volta di una identità istituzionale.
Siamo cresciuti con visioni pedagogiche diverse: il nido in virtù di una visione dello sviluppo del bambino, nei primi tre anni di vita, cognitivo, effettivo e relazionale, attribuiva alla &quot;relazione&quot; una centralità sia in ambito cognitivo che emotivo, mentre la scuola dell&#039;infanzia puntava sulle esperienze cognitive, sulla didattica, sul fare colto e scientifico perchè il bambino a tre anni soprattutto se aveva già un&#039;esperienza di prescolarizzazione, doveva entrare in una dimensione più &quot;scolastica&quot;. Le due estremizzazioni hanno portato nel tempo a diverse conflittualità  fra educatrici ed insegnanti. Queste ultime sembravano interessarsi alla storia pregressa  al nido solo di fronte al bambino problematico, appunto.
Il passaggio dei bambini dal nido alla scuola dell&#039;infanzia è diventato oggetto di confronto e di formazione per educatori e insegnanti da pochi anni. Conoscere i processi dello sviluppo infantile da zero a sei anni è fondamentale sia per gli educatori che per gli insegnanti, conoscere il progetto pedagogico e didattico del nido e della scuola dell&#039;infanzia, il ruolo dell&#039;educatore e quello dell&#039;insegnante, diverso perchè diverse sono le autonomie dei bambini, sapere quali sono le regole implicite ed esplicite dei due servizi, le modalità di incontro con le famiglie e i contenuti, ma soprattutto come progettare il passaggio dall&#039;uno all&#039;altro servizio cercando il giusto equilibrio fra continuità e cambiamento è indispensabile (ricordiamo che il bambino esce dal nido come uno dei &quot;grandi&quot; ed entra nella scuola dell&#039;Infanzia comeuno  &quot;piccoli&quot;. Queste due condizioni le ncontrerà nel percorso scolastico successivo, ma lo dobbimo aiutare presto  a prendere coscienza, ad elaborare il suo cammino evolutivo... 
Il disagio di un bambino quando  apprtiene alla sfera del suo sviluppo, va condiviso con l&#039;equipe di igiene mentale e segnalato con precisione e scientificità priva di giudizio all&#039;insegnante di riferimento della Scuola dell&#039;infanzia. Quando il disagio si esprime attraverso aggressività, eccessiva, timidezza, difficoltà a separarsi dalla madre può essere determinata da una fase in via di evoluzione, o la contario quella che noi identifichiamo cone normalità potrebbe avere una involuzione, determinata da fatti successi in famiglia durante l&#039;estate  o a causa del senso di estraneità dovuto all&#039;inserimento in una nuova scuola. A volte la titubanza delle educatrici del nido nel segnalare un disagio ritenuto lieve  è determinato dalla preoccupazione  del &quot;pregiudzio&quot; che rischia di etichettare il bambino per sempre... Lo sviluppo del bambino non è lineare ma è caratterizzato da passaggi evolutivi  repentini a piccole regressioni che si dissolvono nel tempo grazie alle competnze delle educatrici e delle insegnanti e alla sensibilizzazione della famiglia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il territorio della mia trentennale esperienza è quella dei Nidi d&#8217;Infanzia di Modena,nella vesta di educatrice prima  e di responsabile pedagagica subito dopo&#8230; Pur avendo buoni rapporti personali  con le pedagogiste e le insegnanti della Scuola dell&#8217;infanzia, i rapporti professionali sono stati  praticamente nulli  e, nonostante gli amministratori che si sono alternati  abbiano chiesto di elaborare un progetto pedagogico dei servizi da zero a sei anni, tali attese sono sempre state eluse perchè la Scuola dell&#8217;infanzia era impegnata  ad affermarsi come &#8220;Scuola&#8221; con uno sguardo più interessato alla scuola elementare che al nido, servizio più giovane alla ricerca, a sua volta di una identità istituzionale.<br />
Siamo cresciuti con visioni pedagogiche diverse: il nido in virtù di una visione dello sviluppo del bambino, nei primi tre anni di vita, cognitivo, effettivo e relazionale, attribuiva alla &#8220;relazione&#8221; una centralità sia in ambito cognitivo che emotivo, mentre la scuola dell&#8217;infanzia puntava sulle esperienze cognitive, sulla didattica, sul fare colto e scientifico perchè il bambino a tre anni soprattutto se aveva già un&#8217;esperienza di prescolarizzazione, doveva entrare in una dimensione più &#8220;scolastica&#8221;. Le due estremizzazioni hanno portato nel tempo a diverse conflittualità  fra educatrici ed insegnanti. Queste ultime sembravano interessarsi alla storia pregressa  al nido solo di fronte al bambino problematico, appunto.<br />
Il passaggio dei bambini dal nido alla scuola dell&#8217;infanzia è diventato oggetto di confronto e di formazione per educatori e insegnanti da pochi anni. Conoscere i processi dello sviluppo infantile da zero a sei anni è fondamentale sia per gli educatori che per gli insegnanti, conoscere il progetto pedagogico e didattico del nido e della scuola dell&#8217;infanzia, il ruolo dell&#8217;educatore e quello dell&#8217;insegnante, diverso perchè diverse sono le autonomie dei bambini, sapere quali sono le regole implicite ed esplicite dei due servizi, le modalità di incontro con le famiglie e i contenuti, ma soprattutto come progettare il passaggio dall&#8217;uno all&#8217;altro servizio cercando il giusto equilibrio fra continuità e cambiamento è indispensabile (ricordiamo che il bambino esce dal nido come uno dei &#8220;grandi&#8221; ed entra nella scuola dell&#8217;Infanzia comeuno  &#8220;piccoli&#8221;. Queste due condizioni le ncontrerà nel percorso scolastico successivo, ma lo dobbimo aiutare presto  a prendere coscienza, ad elaborare il suo cammino evolutivo&#8230;<br />
Il disagio di un bambino quando  apprtiene alla sfera del suo sviluppo, va condiviso con l&#8217;equipe di igiene mentale e segnalato con precisione e scientificità priva di giudizio all&#8217;insegnante di riferimento della Scuola dell&#8217;infanzia. Quando il disagio si esprime attraverso aggressività, eccessiva, timidezza, difficoltà a separarsi dalla madre può essere determinata da una fase in via di evoluzione, o la contario quella che noi identifichiamo cone normalità potrebbe avere una involuzione, determinata da fatti successi in famiglia durante l&#8217;estate  o a causa del senso di estraneità dovuto all&#8217;inserimento in una nuova scuola. A volte la titubanza delle educatrici del nido nel segnalare un disagio ritenuto lieve  è determinato dalla preoccupazione  del &#8220;pregiudzio&#8221; che rischia di etichettare il bambino per sempre&#8230; Lo sviluppo del bambino non è lineare ma è caratterizzato da passaggi evolutivi  repentini a piccole regressioni che si dissolvono nel tempo grazie alle competnze delle educatrici e delle insegnanti e alla sensibilizzazione della famiglia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;alimentazione per i bambini under 3 di alessandra</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1749/2011/04/19/viola/comment-page-1#comment-85</link>
		<dc:creator>alessandra</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 12:09:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1749#comment-85</guid>
		<description>Ciao Viola, ti puoi spiegare meglio? L&#039;argomento dell&#039;educazione alimentare mi interessa molto e vedo che procura molte ansie ai genitori. Se ad esempio il loro bambino non ha generalmente fame o rifiuta spesso un pasto la tendenza è quella di assecondare sempre le sue richieste di cibo, di qualsiasi tipo e in qualsiasi momento questo accade. Ma è giusto? Io ho dei dubbi sui comprtamenti corretti da tenere in questi casi e a volte mi sembra che molti bambini vivano in un regime di disordine alimentare. Aspetto di sentirti.
Ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Viola, ti puoi spiegare meglio? L&#8217;argomento dell&#8217;educazione alimentare mi interessa molto e vedo che procura molte ansie ai genitori. Se ad esempio il loro bambino non ha generalmente fame o rifiuta spesso un pasto la tendenza è quella di assecondare sempre le sue richieste di cibo, di qualsiasi tipo e in qualsiasi momento questo accade. Ma è giusto? Io ho dei dubbi sui comprtamenti corretti da tenere in questi casi e a volte mi sembra che molti bambini vivano in un regime di disordine alimentare. Aspetto di sentirti.<br />
Ciao.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Lavorare con bambini che hanno dei problemi di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/348/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-83</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 18:23:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=348#comment-83</guid>
		<description>Ciao Federica, sono perfettamente daccordo con te quando affermi che le condizioni di lavoro, a partire dal rapporto numerico insegnante bambino, sono decisive  nella qualtà dell&#039;offerta educatva e didattica. I bambini vanno considerati nella loro unicità pechè diversi l&#039;uno dall&#039;altro per intelligenza, età, genere,contesto socio culturale della famiglia, perchè ognuno di loro ha una storia che lo ha &quot;forgiato&quot; e quando arriva alla Scuola dell&#039;Infanzia di questa storia bisogna tenere conto. La timidezza,l&#039;aggressività, i fenomeni di leaderismo,di rifiuto delle regole più elementari e  di apatia fotografano solo una parte dei comportamenti infantili. Sarebbe utile  formare dei piccoli gruppi,scegliendo i bambini per affinità, per interessi, per complementarietà o, facendo proposte didattiche condivise dagli stessi. sarebbe anche utile declinare il concetto di normalità e il suo contrario per capire quali sono i parametri che noi utilizziamo per considerare un bambino &quot;normale&quot;. Potremmo scoprire che gli adulti, insegnanti e genitori hanno parametri diversi fra loro, che vanno discussi e negoziati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Federica, sono perfettamente daccordo con te quando affermi che le condizioni di lavoro, a partire dal rapporto numerico insegnante bambino, sono decisive  nella qualtà dell&#8217;offerta educatva e didattica. I bambini vanno considerati nella loro unicità pechè diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro per intelligenza, età, genere,contesto socio culturale della famiglia, perchè ognuno di loro ha una storia che lo ha &#8220;forgiato&#8221; e quando arriva alla Scuola dell&#8217;Infanzia di questa storia bisogna tenere conto. La timidezza,l&#8217;aggressività, i fenomeni di leaderismo,di rifiuto delle regole più elementari e  di apatia fotografano solo una parte dei comportamenti infantili. Sarebbe utile  formare dei piccoli gruppi,scegliendo i bambini per affinità, per interessi, per complementarietà o, facendo proposte didattiche condivise dagli stessi. sarebbe anche utile declinare il concetto di normalità e il suo contrario per capire quali sono i parametri che noi utilizziamo per considerare un bambino &#8220;normale&#8221;. Potremmo scoprire che gli adulti, insegnanti e genitori hanno parametri diversi fra loro, che vanno discussi e negoziati.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Lavorare con bambini che hanno perso uno dei genitori di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1203/2011/02/01/sibylle/comment-page-1#comment-82</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 08:54:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1203#comment-82</guid>
		<description>Il bambino che perde un genitore definitivamente ha bisogno di essere sostenuto nell&#039;elaborazione del lutto, sia dal genitore rimasto che dall&#039;insegnante. Le strategie, i contenuti dei dialoghi con lui/lei, gli stili comunicativi vanno commisurati all&#039;età del bambino, consapevoli  che nella prima infanzia, un abbraccio, una carezza, un contatto fisico, il linguaggio non verbale in genere hanno un valore aggiunto. Man mano il bambino cresce il bambino va aiutato a declinare  il dolore e la paura che una perdita di tal genere inevitabilmente produce, ma va anche aiutato a stabilire legami significativi che non possono sicuaramente sostituire il genitore mancante, ma che possono dare un senso alla sua vita relazionale. Il genitore presente nella sua vita va aiutato, indirettamente, a riorganizzare la sua relazione con il figlio mettendo a disposizione competenza empatia, consapevolezza  sensibilità con la chiarezza che è il bambino il centro della questione, non il genitore. Il genitore viene sostenuto indirettamente nel momento in cui l&#039;insegnante  si prende cura del  figlio accompagnandolo nelll&#039;attraversamento  del dolore, una responsabilità che va condivisa ognuno nei propri ambiti. Gli adulti non possono evitare la sofferenza ai bambini, perchè la vita è fatta di momenti felici, e di sofferenze; sono gli incidenti di percorso che ci permettono di crescere esplorando ed esrecitando le nostre risorse e se abbiamo qualcuno vicino che ci tiene la mano senza sostituirci impariamo a camminare anche  nei territori più accidentati e a diventare autonomi. 
Congratulazioni all&#039;insegnante che ha dato un contributo a questa riflessioni. Luciana</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il bambino che perde un genitore definitivamente ha bisogno di essere sostenuto nell&#8217;elaborazione del lutto, sia dal genitore rimasto che dall&#8217;insegnante. Le strategie, i contenuti dei dialoghi con lui/lei, gli stili comunicativi vanno commisurati all&#8217;età del bambino, consapevoli  che nella prima infanzia, un abbraccio, una carezza, un contatto fisico, il linguaggio non verbale in genere hanno un valore aggiunto. Man mano il bambino cresce il bambino va aiutato a declinare  il dolore e la paura che una perdita di tal genere inevitabilmente produce, ma va anche aiutato a stabilire legami significativi che non possono sicuaramente sostituire il genitore mancante, ma che possono dare un senso alla sua vita relazionale. Il genitore presente nella sua vita va aiutato, indirettamente, a riorganizzare la sua relazione con il figlio mettendo a disposizione competenza empatia, consapevolezza  sensibilità con la chiarezza che è il bambino il centro della questione, non il genitore. Il genitore viene sostenuto indirettamente nel momento in cui l&#8217;insegnante  si prende cura del  figlio accompagnandolo nelll&#8217;attraversamento  del dolore, una responsabilità che va condivisa ognuno nei propri ambiti. Gli adulti non possono evitare la sofferenza ai bambini, perchè la vita è fatta di momenti felici, e di sofferenze; sono gli incidenti di percorso che ci permettono di crescere esplorando ed esrecitando le nostre risorse e se abbiamo qualcuno vicino che ci tiene la mano senza sostituirci impariamo a camminare anche  nei territori più accidentati e a diventare autonomi.<br />
Congratulazioni all&#8217;insegnante che ha dato un contributo a questa riflessioni. Luciana</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Rispetto per gli altri di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1498/2011/03/16/sibylle/comment-page-1#comment-81</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 08:05:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1498#comment-81</guid>
		<description>Io non credo che vadano definite routine, quell&#039;alternanzia dialogica attraverso la quale il bambino apprende ad alternare l&#039;azione alla pausa, il parlare e l&#039;ascoltare, il fare all&#039;osservare,utilizzando strategie counicative rispettose della convivenza sociale. Il bambino dovrebbe essere educato a valorizzare la sua soggettività senza negare quella degli altri. L&#039;insegnante allora deve chiedersi ogni giorno e nel tempo,  quali siano le condizioni e le proposte didattiche che più favoriscano l&#039;interazione corretta fra bambini e fra i bambini e l&#039;insegnante; dovrebbe chiedersi come si propone lei stessa  come modello comportamentale coerente con ciò che chiede e pretende dal bambino. Le routine sono altro ... le routine sono momenti della quotianità connesse al pasto, all&#039;igiene personale e al sonno, all&#039;entrata e all&#039;uscita dalla scuola che avvengono ogni giorno, negli stessi tempi e negli stessi spazi, seguendo dei rituali che li precedono e che li accompagnano... Sono momenti che il bambino impara a memorizzare e a prevedere proprio perchè avvengono ogni giorno secondo sequenze fisse. Le routine rappresentano dei riferimenti spazio temporali che danno sicurezza ai bambini perchè prevedibili e ricchi di implicazioni affettive.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non credo che vadano definite routine, quell&#8217;alternanzia dialogica attraverso la quale il bambino apprende ad alternare l&#8217;azione alla pausa, il parlare e l&#8217;ascoltare, il fare all&#8217;osservare,utilizzando strategie counicative rispettose della convivenza sociale. Il bambino dovrebbe essere educato a valorizzare la sua soggettività senza negare quella degli altri. L&#8217;insegnante allora deve chiedersi ogni giorno e nel tempo,  quali siano le condizioni e le proposte didattiche che più favoriscano l&#8217;interazione corretta fra bambini e fra i bambini e l&#8217;insegnante; dovrebbe chiedersi come si propone lei stessa  come modello comportamentale coerente con ciò che chiede e pretende dal bambino. Le routine sono altro &#8230; le routine sono momenti della quotianità connesse al pasto, all&#8217;igiene personale e al sonno, all&#8217;entrata e all&#8217;uscita dalla scuola che avvengono ogni giorno, negli stessi tempi e negli stessi spazi, seguendo dei rituali che li precedono e che li accompagnano&#8230; Sono momenti che il bambino impara a memorizzare e a prevedere proprio perchè avvengono ogni giorno secondo sequenze fisse. Le routine rappresentano dei riferimenti spazio temporali che danno sicurezza ai bambini perchè prevedibili e ricchi di implicazioni affettive.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Bambini sensibili di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1381/2011/03/09/sibylle/comment-page-1#comment-79</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 12:47:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1381#comment-79</guid>
		<description>Ciao, mi chiamo luciana,sono stata reesponsabile pedagogica dei servizi per la prima infanzia a Modena, Italia... Dal mio osservatorio posso dirti che tu hai una sensibilità innata verso i bambini, che la Carta universale dei diritti del  bambino e dell&#039;adolescente del 1989 ha definito &quot;cittadini in età evolutiva&quot; (da quando nascono ai 18 anni. Non più quindi soggetti aventi bisogno ma soggetti che hanno diritti, fra questi quello di essere rispettati, non solo accuditi. Nelle forme di rispetto ci sta anche l&#039;attenzione allo stile con il quale gli adulti, educatori, insegnanti o genitori si rivolgono a loro. Ma gli educatori e gli insegnanti devono sapere di più, devono formarsi in continuazione, perchè non possono lasciare al caso, al buon senso,alla sensibilità individuali, nè i contenuti ne le forme attraverso cui sostengono la crescita dei bambini Educare significa esercitare un potere e ogni forma di potere implica assunzione di responsabilità. Per entrare nel merito dell&#039;episodio di cui hai parlato, hai perfettamente ragione, i bambini ascoltano ciò che diciamo, interpretano i nostri silenzi, i nostri gesti spesso non controllati,osservano  i nostri sguardi, i nostri sorrisi ,vivono  i nostri abbracci, le nostre carezze e i nostri rifiuti e da come noi ci muoviamo diamo loro dei messaggi impliciti ed espliciti che influiscono sulla loro identità, sulla pecezione che hanno di se. Se si sentono rispettati e amati maturareanno un&#039;idea di se positiva, altrimenti si sentiranno la causa del disinteresse o della negazione dell&#039;adulto maturando un&#039;idea di se negativa.
Buon Lavoro. Luciana</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, mi chiamo luciana,sono stata reesponsabile pedagogica dei servizi per la prima infanzia a Modena, Italia&#8230; Dal mio osservatorio posso dirti che tu hai una sensibilità innata verso i bambini, che la Carta universale dei diritti del  bambino e dell&#8217;adolescente del 1989 ha definito &#8220;cittadini in età evolutiva&#8221; (da quando nascono ai 18 anni. Non più quindi soggetti aventi bisogno ma soggetti che hanno diritti, fra questi quello di essere rispettati, non solo accuditi. Nelle forme di rispetto ci sta anche l&#8217;attenzione allo stile con il quale gli adulti, educatori, insegnanti o genitori si rivolgono a loro. Ma gli educatori e gli insegnanti devono sapere di più, devono formarsi in continuazione, perchè non possono lasciare al caso, al buon senso,alla sensibilità individuali, nè i contenuti ne le forme attraverso cui sostengono la crescita dei bambini Educare significa esercitare un potere e ogni forma di potere implica assunzione di responsabilità. Per entrare nel merito dell&#8217;episodio di cui hai parlato, hai perfettamente ragione, i bambini ascoltano ciò che diciamo, interpretano i nostri silenzi, i nostri gesti spesso non controllati,osservano  i nostri sguardi, i nostri sorrisi ,vivono  i nostri abbracci, le nostre carezze e i nostri rifiuti e da come noi ci muoviamo diamo loro dei messaggi impliciti ed espliciti che influiscono sulla loro identità, sulla pecezione che hanno di se. Se si sentono rispettati e amati maturareanno un&#8217;idea di se positiva, altrimenti si sentiranno la causa del disinteresse o della negazione dell&#8217;adulto maturando un&#8217;idea di se negativa.<br />
Buon Lavoro. Luciana</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il rapporto bambino &#8211; genitori di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/261/2010/05/24/sibylle/comment-page-1#comment-77</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 22:36:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=261#comment-77</guid>
		<description>Io credo che i servizi per l&#039;infanzia da zero e sei anni e la scuola primaria, siano degli osservatori privilegiati per gli educatori e gli insegnanti per leggere in chiave sociologica le trasformazioni famigliari e sociali, traendone le dovute conseguenze, non  per dare giudizi, ma per individuare temi e strategie finalizzate a prendere coscienza insieme del significato dell&#039;educazione oggi, della complessita della gestione del ruolo genitoriale e del ruolo dell&#039;insegnante. In Italia negli ultmi 20 anni, la decisione  di fare figli avviene ad un&#039;età che varia dai 30 ai 50 (in media) quando si sono raggiunti alcuni traguardi professionali e alcune sicurezze economiche. Dalle statistiche emerge che le donne sono più scolarizzate degli uomini,sono impegnate a conciliare quotidianamente impegni di lavoro e di  cura della famiglia, sempre  in corsa per produrre, guadagnare e  consumare anche nel tempo libero. I bambini nell&#039;arco della giornata, passano da un contenitore all&#039;altro: casa, automobile,scuola,automobile,piscina,casa dei nonni, seguendo sequenze ansiogene sia per loro che per gli adulti. D&#039;altro canto le insegnanti come vivono la loro quotidianità, come viene scandita temporalmente, quali sono i  ritmi di lavoro, quali sono le  condizioni di lavoro? E &#039; in quest&#039;ambito che si consumano aspettative reciproche disattese perchè la famiglia spesso abdica il suo ruolo educativo alle insegnanti perchè, pur avendo maggiori strumenti culturali delle famiglie del passato, non ha tempo per dare delle regole, per ascoltare il figlio, per parlare con lui, per accarezzarlo,per gestire il conflitto, per negoziare i sì e i no. La formazione professionale delle insegnati dovrebbe occuparsi anche di questi temi, utilizzandoli  poi nei  colloqui individuali e negli di sezione o di classe con tutti i  genitori. Le regole, la gestione dei conflitti, le relazioni complesse fra genitori e bambini, fra fratelli, l&#039;aggressività, l&#039;educazione alimentare, le paure dei bambini, le differenze di genere, la convivenza fra bambini e adulti di culture diverse, la presenza di bambini difficili. Sono argomenti da affrontare insieme in un prospettiva in cui l&#039;insegnante preparata, è chiamata a &quot;resituire&quot; al genitore il suo ruolo, diverso  e complementare da quello dell&#039;insegnante. La scuola non deve sostituire la famiglia ma può aiutarla ad riprendersi il potere e la conseguente responsabilità dell&#039;educazione del figlio, fondamentale per lui per il suo sviluppo affettivo ed emotivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che i servizi per l&#8217;infanzia da zero e sei anni e la scuola primaria, siano degli osservatori privilegiati per gli educatori e gli insegnanti per leggere in chiave sociologica le trasformazioni famigliari e sociali, traendone le dovute conseguenze, non  per dare giudizi, ma per individuare temi e strategie finalizzate a prendere coscienza insieme del significato dell&#8217;educazione oggi, della complessita della gestione del ruolo genitoriale e del ruolo dell&#8217;insegnante. In Italia negli ultmi 20 anni, la decisione  di fare figli avviene ad un&#8217;età che varia dai 30 ai 50 (in media) quando si sono raggiunti alcuni traguardi professionali e alcune sicurezze economiche. Dalle statistiche emerge che le donne sono più scolarizzate degli uomini,sono impegnate a conciliare quotidianamente impegni di lavoro e di  cura della famiglia, sempre  in corsa per produrre, guadagnare e  consumare anche nel tempo libero. I bambini nell&#8217;arco della giornata, passano da un contenitore all&#8217;altro: casa, automobile,scuola,automobile,piscina,casa dei nonni, seguendo sequenze ansiogene sia per loro che per gli adulti. D&#8217;altro canto le insegnanti come vivono la loro quotidianità, come viene scandita temporalmente, quali sono i  ritmi di lavoro, quali sono le  condizioni di lavoro? E &#8216; in quest&#8217;ambito che si consumano aspettative reciproche disattese perchè la famiglia spesso abdica il suo ruolo educativo alle insegnanti perchè, pur avendo maggiori strumenti culturali delle famiglie del passato, non ha tempo per dare delle regole, per ascoltare il figlio, per parlare con lui, per accarezzarlo,per gestire il conflitto, per negoziare i sì e i no. La formazione professionale delle insegnati dovrebbe occuparsi anche di questi temi, utilizzandoli  poi nei  colloqui individuali e negli di sezione o di classe con tutti i  genitori. Le regole, la gestione dei conflitti, le relazioni complesse fra genitori e bambini, fra fratelli, l&#8217;aggressività, l&#8217;educazione alimentare, le paure dei bambini, le differenze di genere, la convivenza fra bambini e adulti di culture diverse, la presenza di bambini difficili. Sono argomenti da affrontare insieme in un prospettiva in cui l&#8217;insegnante preparata, è chiamata a &#8220;resituire&#8221; al genitore il suo ruolo, diverso  e complementare da quello dell&#8217;insegnante. La scuola non deve sostituire la famiglia ma può aiutarla ad riprendersi il potere e la conseguente responsabilità dell&#8217;educazione del figlio, fondamentale per lui per il suo sviluppo affettivo ed emotivo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Un mondo diverso di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1476/2011/03/16/carli/comment-page-1#comment-76</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 21:41:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1476#comment-76</guid>
		<description>Pare  che siano in aumento i bambini che manifestano comportamenti autistici. La mia esperienza di ex responsabile pedagogica dei servizi per la prima infanzia, mi induce a pensare che prima si arriva a stabilire una diagnosi e meglio è per il bambino, in modo tale da offrire a tutti coloro che, con ruoli diversi, si prendono cura di lui la possibilità di condividere un percorso educativo finalizzato a valorizzare da una parte il suo repertorio intellettivo, dall&#039;altro ad esplorare il suo mondo interiore, per aiutarlo a prendere contatto con il mondo degli altri. Spesso sono bambini &quot;diversamente abili&quot;, capaci nel tempo di risolvere problemi che hanno a che fare con la matematica e la logica, di difficile accesso ai più. Alcuni, grazie ad interventi costanti condivisi fra fra la famiglia, la scuola e la psichiatria sono riusciti ad uscire dal tunnel. Quale insegnante della scuola dell&#039;infanzia, credo che dovresti evitare di vivere da sola questa  grande responsabilità, confidando solo nella tua competenza,  nella tua esperienza e nella tua sensibilità.

       Buon Lavoro! Luciana Torricelli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pare  che siano in aumento i bambini che manifestano comportamenti autistici. La mia esperienza di ex responsabile pedagogica dei servizi per la prima infanzia, mi induce a pensare che prima si arriva a stabilire una diagnosi e meglio è per il bambino, in modo tale da offrire a tutti coloro che, con ruoli diversi, si prendono cura di lui la possibilità di condividere un percorso educativo finalizzato a valorizzare da una parte il suo repertorio intellettivo, dall&#8217;altro ad esplorare il suo mondo interiore, per aiutarlo a prendere contatto con il mondo degli altri. Spesso sono bambini &#8220;diversamente abili&#8221;, capaci nel tempo di risolvere problemi che hanno a che fare con la matematica e la logica, di difficile accesso ai più. Alcuni, grazie ad interventi costanti condivisi fra fra la famiglia, la scuola e la psichiatria sono riusciti ad uscire dal tunnel. Quale insegnante della scuola dell&#8217;infanzia, credo che dovresti evitare di vivere da sola questa  grande responsabilità, confidando solo nella tua competenza,  nella tua esperienza e nella tua sensibilità.</p>
<p>       Buon Lavoro! Luciana Torricelli</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Raccontare storie di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1391/2011/03/09/sibylle/comment-page-1#comment-60</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 18:56:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1391#comment-60</guid>
		<description>Le strategie per addormentare e svegliare i bambini possono essere diverse. Vorrei porre l&#039;attenzione però sui tempi del riposo, in particolare di quelli molto piccoli, anche se oggi molte maestre di scuola primaria raccontano di bambini che non vanno scuola perchè non riescono a svegliarsi e i genitori li lasciano a letto. La soluzione credo stia nell&#039; abituarli fin dai primi anni di vita ad andare a letto alle 8/9 di sera al massimo, per permettere loro di dormire in media 10 ore. 
Il sonno del bambino dovrebbe essere preceduto dallla cena, dell&#039;igiene personale e da una forma di intrattenimento rilassante, magari  attraverso la lettura, il racconto di una fiaba, con  contatto fisico rassicurante che  risponde al bisogno di affettività sia del genitore che bambino. E&#039; anche un modo di renderlo consapevole  che quando chiuderà gli occhi perderà il contatto con la realtà, ma quando si sveglierà il papà e/o la mamma saranno lì ad aspettarlo, perchè così avviene ogni sera ed ogni mattina.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le strategie per addormentare e svegliare i bambini possono essere diverse. Vorrei porre l&#8217;attenzione però sui tempi del riposo, in particolare di quelli molto piccoli, anche se oggi molte maestre di scuola primaria raccontano di bambini che non vanno scuola perchè non riescono a svegliarsi e i genitori li lasciano a letto. La soluzione credo stia nell&#8217; abituarli fin dai primi anni di vita ad andare a letto alle 8/9 di sera al massimo, per permettere loro di dormire in media 10 ore.<br />
Il sonno del bambino dovrebbe essere preceduto dallla cena, dell&#8217;igiene personale e da una forma di intrattenimento rilassante, magari  attraverso la lettura, il racconto di una fiaba, con  contatto fisico rassicurante che  risponde al bisogno di affettività sia del genitore che bambino. E&#8217; anche un modo di renderlo consapevole  che quando chiuderà gli occhi perderà il contatto con la realtà, ma quando si sveglierà il papà e/o la mamma saranno lì ad aspettarlo, perchè così avviene ogni sera ed ogni mattina.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Le serate insieme ai figli di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1393/2011/03/09/sibylle/comment-page-1#comment-59</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 18:18:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1393#comment-59</guid>
		<description>Credo che sia una buona pratica educativa quella di dialogare con i bambini fin dai primi anni della loro vita per  farsi raccontare, per ascoltarli e per  sostenerli nel loro cammino evolutivo. E&#039; importante conoscere quei pezzi di quotidianità che non viviamo con loro, dare loro la sensazione che la loro vita ci interessa molto al di là del tempo e degli spazi famigliari inquanto li  aiutiamo a costruire passo per passo memoria della loro infanzia e adolescenza. Quando saranno adulti ricorderanno meglio perchè i ricordi sono stati elaborati e vissuti in un clima di affettività e reciprocità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che sia una buona pratica educativa quella di dialogare con i bambini fin dai primi anni della loro vita per  farsi raccontare, per ascoltarli e per  sostenerli nel loro cammino evolutivo. E&#8217; importante conoscere quei pezzi di quotidianità che non viviamo con loro, dare loro la sensazione che la loro vita ci interessa molto al di là del tempo e degli spazi famigliari inquanto li  aiutiamo a costruire passo per passo memoria della loro infanzia e adolescenza. Quando saranno adulti ricorderanno meglio perchè i ricordi sono stati elaborati e vissuti in un clima di affettività e reciprocità.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Liti tra fratelli di Lucy</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/1387/2011/03/09/sibylle/comment-page-1#comment-58</link>
		<dc:creator>Lucy</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 17:49:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=1387#comment-58</guid>
		<description>Lukas e Vincent hanno un&#039;età se pure diversa, in cui fanno fatica a decentrasi da se stessi. &quot;Io,io,io&quot; oppure &quot;Mio, mio, mio&quot; sono le prime brevi frasi che dicono per affermarsi, disitinguersi, per delimitare il proprio territorio da quello degli altri. Per intrattenere entrambe è necessario fare proposte di gioco in cui un oggetto non debba assere condiviso. Potresti  provare a riempire un cesto o una grande scatola di oggetti, fra giocattoli e materiali di recupero di colore, forma, dimensioni e tattilità diverse. Poi, insieme a loro vai alla ricerca degli oggetti. Al più grande chiedi informazioni sugli oggetti che man mano prende in mano, al più piccolo chiedi di ripetere ciò che i fratello dice, o di dire ciò che pensa lui. E&#039; un gioco che sollecita il desiderio di scoprire, che favorisce il linguaggio e la conoscenza degli ogetti, la relazione complementare e asimmetrica fra i due,  il dialogo diretto e indiretto in una situazione in cui tu assumi il ruolo di sostegno all&#039;uso finalizzato o creativo dell&#039;oggetto, alla catalogazione per forma, colore o funzione, tatto, all&#039;uso appropriato del linguaggio. E&#039; sempre l&#039;adulto che dovrebbe educare alla reciprocità, attraverso il gioco e mettendosi in gioco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lukas e Vincent hanno un&#8217;età se pure diversa, in cui fanno fatica a decentrasi da se stessi. &#8220;Io,io,io&#8221; oppure &#8220;Mio, mio, mio&#8221; sono le prime brevi frasi che dicono per affermarsi, disitinguersi, per delimitare il proprio territorio da quello degli altri. Per intrattenere entrambe è necessario fare proposte di gioco in cui un oggetto non debba assere condiviso. Potresti  provare a riempire un cesto o una grande scatola di oggetti, fra giocattoli e materiali di recupero di colore, forma, dimensioni e tattilità diverse. Poi, insieme a loro vai alla ricerca degli oggetti. Al più grande chiedi informazioni sugli oggetti che man mano prende in mano, al più piccolo chiedi di ripetere ciò che i fratello dice, o di dire ciò che pensa lui. E&#8217; un gioco che sollecita il desiderio di scoprire, che favorisce il linguaggio e la conoscenza degli ogetti, la relazione complementare e asimmetrica fra i due,  il dialogo diretto e indiretto in una situazione in cui tu assumi il ruolo di sostegno all&#8217;uso finalizzato o creativo dell&#8217;oggetto, alla catalogazione per forma, colore o funzione, tatto, all&#8217;uso appropriato del linguaggio. E&#8217; sempre l&#8217;adulto che dovrebbe educare alla reciprocità, attraverso il gioco e mettendosi in gioco.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il rapporto bambino &#8211; genitori di ely</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/261/2010/05/24/sibylle/comment-page-1#comment-56</link>
		<dc:creator>ely</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 17:29:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=261#comment-56</guid>
		<description>Nella mia esperienza mi sono trovata spesso (assieme alle colleghe) ad essere per i genitori non solo un punto di riferimento, ma anche a dover gestire situazioni relazionali e/o pratiche che riguardano il rapporto genitore/bambino. Elisabetta, educatrice, Italia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia esperienza mi sono trovata spesso (assieme alle colleghe) ad essere per i genitori non solo un punto di riferimento, ma anche a dover gestire situazioni relazionali e/o pratiche che riguardano il rapporto genitore/bambino. Elisabetta, educatrice, Italia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Autorità vs. Empatia di babau</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/787/2010/07/26/sibylle/comment-page-1#comment-55</link>
		<dc:creator>babau</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 16:51:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=787#comment-55</guid>
		<description>Concordo, con il tuo modo di vedere il rapporto coi bambini, effettivamente avere modalità troppo diverse crea discrepanza nella sezione. i bambini si rendono perfettamente conto delle 2 modalità e sono abilissimi ad infiltrarsi nelle crepe educative create dalle proprie diversità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo, con il tuo modo di vedere il rapporto coi bambini, effettivamente avere modalità troppo diverse crea discrepanza nella sezione. i bambini si rendono perfettamente conto delle 2 modalità e sono abilissimi ad infiltrarsi nelle crepe educative create dalle proprie diversità.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Bambini e teatro di alessandra</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/794/2010/08/03/scarabicchio/comment-page-1#comment-42</link>
		<dc:creator>alessandra</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 15:11:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/794/2010/08/03/scarabicchio#comment-42</guid>
		<description>Ciao Alessandra, mi riferivo a un laboratorio teatrale realizzato per la Provincia di Lecce. Il progetto faceva riferimento alle tradizioni popolari ed era incentrato sulle fiabe popolari italiane raccolte da Italo Calvino. Con i miei colleghi abbiamo raffigurato le fiabe su grandi libri (misura circa 80x100) di cui ci siamo serviti per raccontarle e drammatizzarle in alcune scuole dell’infanzia del Salento. Abbiamo effettuato così 36 incontri di 2 ore l’uno, dedicando la prima ora alla narrazione di una delle favole italiane e la seconda alla rappresentazione insieme ai bambini, di una favola salentina. Nella prima ora, accompagnato da un’attirce e da un musicista,io recitavo come narratore mentre dai libroni uscivano delle sagome che rappresentavano di volta in volta i personaggi o gli oggetti della storia. 
Al di là dei dettagli devo dire anche in altri progetti sulla pace, l’alimentazione, la musica e l’ambiente che ho portato avanti in questi anni l’interesse e la partecipazione dei bambini è sempre molto forte.Ciao. Ferruccio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Alessandra, mi riferivo a un laboratorio teatrale realizzato per la Provincia di Lecce. Il progetto faceva riferimento alle tradizioni popolari ed era incentrato sulle fiabe popolari italiane raccolte da Italo Calvino. Con i miei colleghi abbiamo raffigurato le fiabe su grandi libri (misura circa 80&#215;100) di cui ci siamo serviti per raccontarle e drammatizzarle in alcune scuole dell’infanzia del Salento. Abbiamo effettuato così 36 incontri di 2 ore l’uno, dedicando la prima ora alla narrazione di una delle favole italiane e la seconda alla rappresentazione insieme ai bambini, di una favola salentina. Nella prima ora, accompagnato da un’attirce e da un musicista,io recitavo come narratore mentre dai libroni uscivano delle sagome che rappresentavano di volta in volta i personaggi o gli oggetti della storia.<br />
Al di là dei dettagli devo dire anche in altri progetti sulla pace, l’alimentazione, la musica e l’ambiente che ho portato avanti in questi anni l’interesse e la partecipazione dei bambini è sempre molto forte.Ciao. Ferruccio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Bambini e teatro di alessandra</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/794/2010/08/03/scarabicchio/comment-page-1#comment-38</link>
		<dc:creator>alessandra</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 13:45:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/794/2010/08/03/scarabicchio#comment-38</guid>
		<description>Ciao, il tuo post mi ha incuriosito perchè di solito il teatro è una forma d&#039;arte che si sperimenta con gli adolescenti o al massimo con i bambini delle elementari. A parte le tradizionali recite di fine anno non mi è capitato di sentire di esperienze di teatro nelle scuole dell&#039;infanzia. Ma mi sembra che la tua testimonianza faccia riferimento a un progetto più articolato. Perchè non ci dici qualcosa in più sul progetto e su come i bambini hanno partecipato all&#039;iniziativa? Sono curiosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, il tuo post mi ha incuriosito perchè di solito il teatro è una forma d&#8217;arte che si sperimenta con gli adolescenti o al massimo con i bambini delle elementari. A parte le tradizionali recite di fine anno non mi è capitato di sentire di esperienze di teatro nelle scuole dell&#8217;infanzia. Ma mi sembra che la tua testimonianza faccia riferimento a un progetto più articolato. Perchè non ci dici qualcosa in più sul progetto e su come i bambini hanno partecipato all&#8217;iniziativa? Sono curiosa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Una gita notturna di pilota</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/341/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-25</link>
		<dc:creator>pilota</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 13:42:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=341#comment-25</guid>
		<description>complimenti alle insegnanti per la splendida idea, sicuramente sono esperienze che i bambini  e le insegnanti ricorderanno per tantissimo tempo. Credo che  tra il gruppo delle insegnanti e quello dei genitori  c&#039;era una grande stima e fiducia reciproca. 

emma</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>complimenti alle insegnanti per la splendida idea, sicuramente sono esperienze che i bambini  e le insegnanti ricorderanno per tantissimo tempo. Credo che  tra il gruppo delle insegnanti e quello dei genitori  c&#8217;era una grande stima e fiducia reciproca. </p>
<p>emma</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Prevenire eventuali disagi nel passaggio dal nido alla scuola dell&#8217;infanzia di pilota</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/326/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-24</link>
		<dc:creator>pilota</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 15:03:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=326#comment-24</guid>
		<description>Condivido pienamente il problema, in particolare l&#039;ultima parte: è fondamentale abbreviare i tempi che precedono l&#039;aiuto al bambino in difficoltà. Inoltre il passaggio delle informazioni fra le due scuole (scuola dell&#039;infanzia e scuola primaria) in particolare per i bambini con difficoltà deve essere  curato con molti incontri da parte delle insegnanti    dei due plessi. 
Anna, insegnante scuola dell&#039;infanzia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido pienamente il problema, in particolare l&#8217;ultima parte: è fondamentale abbreviare i tempi che precedono l&#8217;aiuto al bambino in difficoltà. Inoltre il passaggio delle informazioni fra le due scuole (scuola dell&#8217;infanzia e scuola primaria) in particolare per i bambini con difficoltà deve essere  curato con molti incontri da parte delle insegnanti    dei due plessi.<br />
Anna, insegnante scuola dell&#8217;infanzia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L’importanza del contatto con la natura di cosmea</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/329/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-23</link>
		<dc:creator>cosmea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 14:59:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=329#comment-23</guid>
		<description>Ciao sono d&#039;accordo con te!Alcuni anni fa i bambini di una scuola non sapevano chi faceva le uova se il gallo o la gallina ! Abito in campagna e d&#039;accordo con il contadino vicino di casa mia  quest&#039;anno ho fatto foto alla chioccia con le uova e poi ai pulcini nati; i bambini  ne sono rimasti entusiasti perchè alcuni di loro non lo sapevano e non le avevano mai viste.
Soprattutto oggi che i bambini sono bombardati di informazioni di vario tipo, spesso dimentichiamo di far loro conoscere le cose più semplici e necessarie .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao sono d&#8217;accordo con te!Alcuni anni fa i bambini di una scuola non sapevano chi faceva le uova se il gallo o la gallina ! Abito in campagna e d&#8217;accordo con il contadino vicino di casa mia  quest&#8217;anno ho fatto foto alla chioccia con le uova e poi ai pulcini nati; i bambini  ne sono rimasti entusiasti perchè alcuni di loro non lo sapevano e non le avevano mai viste.<br />
Soprattutto oggi che i bambini sono bombardati di informazioni di vario tipo, spesso dimentichiamo di far loro conoscere le cose più semplici e necessarie .</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Lavorare con bambini gravemente malati di pilota</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/334/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-5</link>
		<dc:creator>pilota</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 12:23:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=334#comment-5</guid>
		<description>Cara Carmen, mi fa molto piacere leggere il tuo commento che condivido pienamente!
Questa esperienza mi ha permesso di capire maggiormente quanto sia speciale, delicato e importante il nostro lavoro! Un abbraccio
Insegnante scuola d’infanzia, 30 anni, Italia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Carmen, mi fa molto piacere leggere il tuo commento che condivido pienamente!<br />
Questa esperienza mi ha permesso di capire maggiormente quanto sia speciale, delicato e importante il nostro lavoro! Un abbraccio<br />
Insegnante scuola d’infanzia, 30 anni, Italia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Una gita notturna di pilota</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/341/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-4</link>
		<dc:creator>pilota</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 12:15:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=341#comment-4</guid>
		<description>Sicuramente l&#039;affiatamento tra le colleghe è un punto di forza che ci ha permesso di realizzare questa esperienza così bella; purtroppo è molto raro che questo accada. Anche i genitori sono riusciti a cogliere questo aspetto ed è uno dei motivi per cui hanno partecipato a questa esperienza con molta serenità.
Insegnante scuola d’infanzia, 30 anni, Italia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sicuramente l&#8217;affiatamento tra le colleghe è un punto di forza che ci ha permesso di realizzare questa esperienza così bella; purtroppo è molto raro che questo accada. Anche i genitori sono riusciti a cogliere questo aspetto ed è uno dei motivi per cui hanno partecipato a questa esperienza con molta serenità.<br />
Insegnante scuola d’infanzia, 30 anni, Italia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Una gita notturna di pilota</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/341/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-3</link>
		<dc:creator>pilota</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 11:41:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=341#comment-3</guid>
		<description>Trovo che sia un&#039;esperienza molto bella ma anche molto impegnativa. L&#039;averla realizzata dimostra a mio parere che il gruppo di insegnanti e collaboratori è ben compatto e questo ha portato i genitori a lasciare tranquillamente i bambini liberi di vivere questa bellissima esperienza.  
Federica</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo che sia un&#8217;esperienza molto bella ma anche molto impegnativa. L&#8217;averla realizzata dimostra a mio parere che il gruppo di insegnanti e collaboratori è ben compatto e questo ha portato i genitori a lasciare tranquillamente i bambini liberi di vivere questa bellissima esperienza.<br />
Federica</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Lavorare con bambini gravemente malati di pilota</title>
		<link>http://blog.experts.story-telling.eu/it/334/2010/06/07/sibylle/comment-page-1#comment-2</link>
		<dc:creator>pilota</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 14:11:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://blog.experts.story-telling.eu/?p=334#comment-2</guid>
		<description>Leggendo questa storia mi viene in mente una mia esperienza: facevo l&#039;insegnante di sostegno ad un bambino gravemente disabile, durante le sue assenze mi chiedevo quale fosse il mio ruolo. Quando si lavora con i bambini portatori di handicap grave, si rischia un pò l&#039;isolamento dal contesto scolastico poiché le esigenze del bambino sono molto individualizzate. E&#039; molto importante in questi casi il rapporto con il gruppo di colleghe e considerare il ruolo dell&#039;insegnante di sostegno come una risorsa versatile per il contesto scuola. 
 
Carmen Stanzani, Insegnante scuola d’infanzia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo questa storia mi viene in mente una mia esperienza: facevo l&#8217;insegnante di sostegno ad un bambino gravemente disabile, durante le sue assenze mi chiedevo quale fosse il mio ruolo. Quando si lavora con i bambini portatori di handicap grave, si rischia un pò l&#8217;isolamento dal contesto scolastico poiché le esigenze del bambino sono molto individualizzate. E&#8217; molto importante in questi casi il rapporto con il gruppo di colleghe e considerare il ruolo dell&#8217;insegnante di sostegno come una risorsa versatile per il contesto scuola. </p>
<p>Carmen Stanzani, Insegnante scuola d’infanzia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

