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Archivi: Attività didattica

Ricordo con molto piacere un progetto realizzato dalle educatrici di un Centro Gioco che ospitava bambini da uno a tre anni che al mattino era frequentato da soli bambini e al pomeriggio da due nuclei diversi di bambini accompagnati ognuno,  da un adulto di famiglia.

La grande presenza dei nonni al pomeriggio, i dialoghi e le conversazioni condotte dalle educatrici, ma anche le narrazioni che nascevano spontaneamente, fra nonne/i, madri/padri, avevano suggerito alle eucatrici di promuovere un percorso finalizzato a ricostruire la storia familiare di ogni bambino attraverso la raccolta di fotografie e oggetti che  appartenevano ai bambini,  e all'infanzia gei gentori e dei nonni.

A dare valore aggiunto all'idea c'era il fatto che alcune famiglie erano originarie di paesi extraeuropei, per cui la raccolta del materiale fu complessa e lunga, ma il risultato fu straordinario

Fu davvero emozionante assemblare con i genitori fotografie, giocattoli, abiti e  oggetti attinenti l'alimentazione e l'igiene personale di tre generazioni e realizzare una mostra  da collocare nella circoscizione di appartenenza del servizio.

Successivamente, nel percorrere la mostra con qualche genitore e nonno durante l'inaugurazione  mi resi conto di quanto fosse importante recuperare le radici, di quanto fosse interessante constatare quanto molti bambini fossero somiglianti ai loro nonni alla stessa età, di quanto fossero cambiati i costumi. Non solo gli abiti, ma anche il modi stare insieme fra adulti e bambini, i contesti, le abitazioni, i giocattoli, gli arredi.

Dalla mostra al catalogo, il viaggio nella memoria  e nella storia di ognuno, divenne un'esperienza intergenerazionale corale di grande valore affettivo ed educativo, sia per i bambini che per gli adulti.

La giovane e bella insegnante di musica, arrivava al nido con la sua chitarra chiusa nella sua casetta/involucro il mercoledì di ogni settimana suddividendo il suo tempo di 2 ore e 30 nelle tre sezioni.
I bambini la aspettavano con ansia e piacere alimentati dalle educatrici. il giorno e l'ora prima del suo arrivo... Elisabetta alle 9 puntualmente entrava nel grande atrio. Nella mano destra teneva la maniglia del contenitore della chitarra, salutava i bambini, si sedeva sul tappeto chiamandoli a se e dava inizio al rito...
"La chitarra sta riposando, adesso bussiamo alla porta della sua casetta e le chiediamo se vuole "giocare" con noi..." Qualche bambino si avvicinava audacemente, bussava lievemente, nella suspence collettiva... silenzio...Poi magistralmente Elisabetta estraeva un paio di note, inserendo una mano nell'involucro: La chitarra aveva accettato di giocare, i bambini saltavano e battevano le mani, mentre Elisabetta faceva uscire la chitarra lentamente e con cura, la accarezzava... e strimpellava un breve motivetto, sempre quello, che i bambini avrebbero memorizzato, previsto, ricordato... 10 minuti...Poi via... ognuno nella sua sezione, dove le educatrici avevano organizzato lo spazio e i materiali.
La maggior parte di essi erano stati realizzati con materiali di recupero nelle serate di lavoro con i genitori. I tempi erano stati suddivisi in modo tale da rispettare la reale disponibilità dei bambini alla concentrazione e all'attenzione per cui maggiore era il tempodedicato ai grandi e, a scalare, più breve il tempo dedicato ai piccoli..
Le attività, i materiali, le attrezzature sonore facevano riferimento ad un progetto elaborato da me e dall'insegnante di musica e perfezionato sotto il profilo organizzativo dalle educatrici, in sede di collettivo. Presentato successivamente nel Consiglio di gestione, aveva trovato nei genitori non solo degli interlocutori attenti ed interessati, ma anche delle persone disponibili a disegnare e a realizzare oggetti sia al nido che a casa, a seconda delle loro abilità e competenze.
Alle 11.30 Elisabetta rimetteva la chitarra nella sua casetta, dopo aver salutato i bambini con il motivetto che aveva segnato l'inizio della giornata musicale. I bambini più grandi la accompagnavano alla porta e poi correvano in bagno per le pratiche igieniche che precedevano il pranzo.

Il tunnel sonoro realizzato nella sezione dei bambini più piccoli ò una macro struttura arredo a forma tubolare che i bambini quando cominciano a gattonare utilizzano per il piacere di entrare ed uscire. All'interno di questo tunnel erano stati collocati oggetti di metallo, di legno, di plastica e di vetro rigidi dalle diverse sonorità che i bambini incontravano casualmente inoltrandosi nella struttura. Toccando gli oggetti estraevano dei suoni che li incuriosivano al punto tale da farli sostare all'interno per giocare oppure uscivano per rientrare ripetendo intenzionalmente l'esperienza.

La foresta sonora invece era una macro struttura alta circa un metro e trenta di forma cubica, collocata nella sezione dei bambini dai 12 ai 24 mesi, con un'entrata e una uscita, a cui si accedeva attraverso un percorso costellato di elementi sonori più comlpessi. I bambini comncinciano a camminare con movimenti sempre più sicuri, la loro posizione verticale permette loro di raggiungere altezze diverse, la loro manualità è più affinata, la loro curiosità e concentrazione sono più accentuate per cui il movimento è finalizzato alla scoperta, all'azione/reazione che sono implicito.

Il suono, il ritmo e il movimento nella sezione dei più grandi appartenevano all'esperienza che nasceva dall'aver conosciuto e maniploato il suono estrapolandolo dagli oggetti appartenenti alla realtà che ci circonda, il suono, abbiinato al movimento. diventava ritmo e i ritmo diventava melodia e musica. I bambini venivano invitati a muovere il corpo e a fermarsi seguendo il suono/ritmo/ pausa, all'inteno di geometrie e perimetri collocati nella sezione e utilizzando oggetti semplici come legnetti e coperchi.
L'ascolto della musica veniva proposto nei momenti di relax, in particolare quelli che precedevano il sonno pomeridiano o come sottofondo sonoro nella sezione dei piccoli.
Luciana Torricelli - Modena -

Le così dette routine sono sempre state molto importanti nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria. Personalmente penso che oggi come oggi le routine siano persino più importanti per i bambini. In effetti mi chiedo perché queste routine siano così difficili da imparare? Con routine mi riferisco: 1) all’interno di un gruppo alzare la mano per chiedere la parola 2) ascoltare quando gli altri parlano 3) parlare pacatamente e in modo chiaro 4) stare seduti ad ascoltare. I bambini hanno bisogno di imparare queste 4 regole, qualche volta riescono e qualche volta sbagliano. E’ un peccato però che diventati adulti nessuno ricordi queste regole!

La catena multimediale è un'esperienza didattica da proporre ai bambini dai 2 ai 5 anni. I materiali: un libro semplice, illustrato con immagini facilmente leggibili, il cui testo è stato memorizzato dai bambini perchè letto  e guardato più volte.

I personaggi del testo devono essere amati e riconoscibili e il contesto della storia deve essere fortemente connotato.

Alcuni grandi fogli  nei quali l'educatore/insegnante disegna personaggi, contesti e oggettisticaca che caratterizza la soria: in ogni foglio un personaggio, un contesto, un oggetto nella logica della costruzione di una sequenza che segua il percorso della storia.

Un grande contenitore di facile accesso per i bambini in cui collocare giocattoli e strumenti che evocano la storia conosciuta.

Come procedere: I fogli disegnati vanno appesi in seguenza alla parete nelle vicinanze di un tappeto, sul tappeto mettere il contenitore con gli oggetti.

Si invitano dai 5 ai 7 bambini a leggere il libro per immagini per l'ennesima volta, seduti sul  tappeto con cuscini, in modo tale che possano guardare le immagini stando comodi, durante la narrazione l'insegnante chiede ai bambini il nome di personaggi, contesti e oggetti.

Finita la storia l'insegnante invita i bambini a cercare  nel contenitore oggetti e personaggi e successivamente a ritrovare la storia sui fogli appesi in sequenza.

Successivamente i bambini possono essere invitati a disegnare il racconto. Se  l'insegnante dispone del video sulla storia e del televisore può visualizzarlo con i bambini dopo aver letto il libro.

Se poi vogliamo continuare il viaggio è possibile farlo attraverso il gioco del travestimento e della drammatizzazione della storia.

L'obiettivo  del gioco è quello di favorire le competenze comunicative, l'esercizio all'ascolto, il passaggio mentale fra la realtà e la fantasia.

I bambini hanno l'opportunità di costruire memoria di un'esperienza e rappresentazione della stessa, il nesso fra una forma narrativa ed espressiva e l'altra.

Quando le giornate si accorciano e gli alberi iniziano a cambiare colore, è sempre piacevole fare con i bambini dei lavori legati alla stagione. A volte vanno fuori e raccolgono oggetti che per loro sono legati all’autunno…foglie colorate, faggiole, castagne, bacche (in questo caso bisogna stare attenti che i bambini non raccolgano delle cose velenose o pericolose e se non è possibile portarli fuori, potete anche portare voi degli oggetti). Poi formiamo dei piccoli gruppi e parliamo di ciò che accade in autunno, perché gli alberi perdono le loro foglie, per esempio.
Ai bambini piace sempre molto quest’attività, e le attività di bricolage con le foglie sono spesso il momento finale. Loro incollano le foglie e dipingono quadri autunnali che dopo attacchiamo alla parete. Un’altra cosa che gli è molto piaciuta era creare degli animali ed altre figurine con le castagne e gli stuzzicadenti.
A me personalmente quest’attività piace molto – i bambini vengono invitati a godere dell’autunno, anche se ogni tanto ci sono giorni freddi e piovosi.
 

Mi chiamo Alejandra e insegno in una scuola primaria. Ultimamente sono preoccupata dal livello di aggressività dei bambini che rispecchia il grado di violenza presente nella società odierna. Visto che ho una formazione artistica…cerco di utilizzare questo linguaggio come un’alternativa per esprimere sentimenti negativi e comportamenti aggressivi. Un bambino di 4 anni che si esprimeva picchiando gli altri o attaccandoli verbalmente mi diceva “Quando colpisco, mi sento meglio”.
Poi ho introdotto nella classe altre varianti proponendo ad esempio attività che a loro piacciono, come dipingere, in questo modo ho permesso ai bambini di esprimere la loro rabbia, ma appunto in un altro modo, senza ferire gli altri o se stessi: “Puoi essere arrabbiato, se lo sei e se ti piace dipingere, prendi i colori e stendili energicamente…” Altri bambini scelgono di saltare, dando una forma fisica al loro pensiero ed esprimendo in questo modo ciò che sentono.

Alejandra, Insegnante scuola primaria, Spagna

Un episodio nella mia infanzia, relativo in particolare all’ultimo anno di frequenza della scuola materna riguarda l’impossibilità di partecipare ad un’attività didattica promossa dalle insegnanti nel periodo autunnale.

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