Ricordo fra i tanti incontri di collettivo realizzati nella mia vita professionale, nel ruolo di responsabile pedagogica e conduttrice un incontro nel quale si doveva dare avvio ad un percorso finalizzato a recuperare la realazione fra due educatrici che erano entrate in collisione fra di loro mettendo in imbarazzo le colleghe e i genitori dei bambini, con una ricaduta sulla quotidianità con i bambini intrisa da tensioni tangibili. Grazia era una educatrice storica del nido mentreElena era arrivata da un paio d'anni. Motivo del contendere era l'atteggiamento di Elena nei confronti dei genitori... Grazia, in virtù della sua lunga esperienza e della sua riconosciuta competenza e affidabilità con i genitori aveva costruito un rapporto che si reggeva sul rispetto, sull'empatia, sulla disponibilità all'ascolto, capace di utilizzare un linguaggio e un comportamento lineare, chiaro, semplice e coerente, Elena più insicura, fragile e isolata rispetto al gruppo di educatrici e ausiliarie aveva instaurato con i genitori un rapporto più personale che professionale, più acondiscendente rispetto alle trasgressioni dei genitori delle regole più elementari, come i ritardi del mattino, i bambini portati al nido in situazione di malessere, le pretese che il nido rispondesse ad esigenze personalizzate. Enrambe avevano discusso e, non riuscendo a superare i reciproci punti vista, erano entrate in una situazione senza apparente via d'uscita. Non potendo dividerle in corso d'anno decisi di tentare di aiutarle a risolvere il conflitto.
Nel primo collettivo, si rivelò importante fare una lunga premessa (metacomunicazione) nella quale dichiaravo l'obiettivo dell'incontro andando a ridefinire il ruolo dell'educatore del nido nei rapporti con i genitori, chiarendo che ogni educatrice aveva la propria personalità, ma ognuna doveva fare riferimento a principi ed azioni improntate sulla coernza, sulla pertinenza, e sulla correttezza.
Chiesi ad ogni educatrice e ad ogni ausiliaria, di mettere in gioco il proprio punto di vista e quali fossero secondo loro i modi per uscire da questa situazine di stallo. Fu un confronto serrato, di alto livello, che durò tre puntate durante le quali feci attenzione alle dinamiche del gruppo, in posizione di ascolto e osservazione di ciò che veniva detto e non detto, i silenzi, le assenze, gli imbarazzi malcelati. Sicuramente le visioni del mondo erano diverse ma dopo tre incontri arrivammo ad una ridefinizione univoca almeno di cosa non si doveva fare con i genitori, riuscimmo anche a scherzare, fra un intervento aggressivo e l'altro.
Chiesi a Grazia di cominciare a guardare la sua collega con occhi diversi cercando di riconoscere i suoi lati positivi e ad Elena di avere l'umiltà di chiedere aiuto, di chiedere un parere alla collega collega che sicuramente percepiva sicura ed affidabile, questo almeno fino alla fine dell'anno scolatico, poi avrei trovato il modo di dividerle... Non so cosa scattò in loro dopo questi incontri, fatto sta che decisero di concordare un paio di uniziative con i genitori per affrontare alcune tametiche di carattere educativo, spostanto i loro nuovi propositi dalla relazione ai contenuti degli argomenti da affrontare con le madri e i padri.
Chiara avrebbe relazionato nel primo incontro, mentre Elena avrebbe preso appunti utili registrare le parole dei loro interlocutori
e al progetto partecipativo di sezione. Elena avrebbe relazionato nel secondo incontro mentre Grazia avrebbe preso appunti. Diedero così l'avvio ad un percorso in cui ognuna si ritagliava il suo spazio da protagonista nella condivisione dei contenuti, degli obiettivi e delle tecniche di conduzione... Il nuovo corso ebbe una ricaduta positiva tale da dare nuove energie elle due educatrici comunque intelligenti e disponibili.
Alla fine dell'anno scolastico mi chiesero di rimanere insieme per alcuni anni perchè stavano imparando a diventare complementari l'una all'altra in una prospettiva di ricerca più problematica e dubbiosa rispetto al confronto con i bambini e con i genitori. Mi chiedevano solo di essere aiutate a crescere professionalmente... Io ero lì anche per questo.
Luciana Torricelli