Ricordo un percorso formativo che feci come responsabile pedagogica dei servizi per la prima infanzia del Comune di Modena.
Era venuto in sede di coordinamento pedagogico, un famoso psichiatra di Firenze a presentarci un lungo video che raccoglieva la sintesi di una decina di sedute psichiatriche fatte con una famiglia che aveva vissuto il dramma dell'anoressia di una delle due figlie.
I genitori e le due figlie erano ovviamente stati rispresi di spalle per cui la loro privacy veniva rispettata e la loro storia poteva essere oggetto di riflessione sulle dinamiche famigliari, l'intreccio di relazioni e interazioni a volte generatori di drammi irrisolvibili anche con le migliori intenzioni.
La figlia più giovane aveva vent'anni e la maggiore qualcuno di più. La più giovane che chiamermo Alessia era arrivata dallo psichiatra in seguito ad un dimagrimento eccessivo conseguente al rifiuto sistematico del cibo, con episodi di vomito quando mangiava anche poche cose, con conseguente ospedalizzazione.
Dopo il primo incontro con lei lo psichiatra decideva di chiamare in causa tutta la famiglia, sia alivello individuale che di gruppo per capire come ognuno viveva il malessere di Alessia, cosa pensava, il perchè lo faceva, cosa succedeva quando lei rifiutava i cibo o quando vomitava...
Dal racconto in video emergeva che Alessia aveva iniziato a dare i primi segnali quando era adolescente ma, in modo diverso, ognuno dei suoi famigliari pensava che fosse innamorata, che desiderasse aderire ad un modello femminile di bellezza inculcato dalla moda. Appurato che non si drogava, avrebbe sicuramente superato la crisi con il finire dell'adolescenza.
Quando si accorsero che, ad adolescenza superata, Alessia fingeva di mangiare e vomitava le poche cose che mangiava diventando sempre più scheletrica, cominciarono a preoccuparsi, Durante le sedute dichiararono che quando Alessia si chiudeva in bagno per vomitare ognuno "fuggiva". Il padre usciva, la sorella pure e la madre alzava il televisore per non sentire,
Il padre si chiedeva cosa stesse succedendo: lui aveva lavorato tutta la vita giorno e notte per dare alla sua famiglia il meglio, per dare alle figlie tutto ciò che desideravano...
La madre dichiarava che aveva riununciato a lavorare per crescere le figlie, per accudire per bene tutta la famiglia. per garantire che l'affetto scorrese a fiumi e che la serenità e la felicità regnasse sovrana proprio come succedeva nella sua famigli d'origine, in cui lei assieme ai fratelli era stata amata ed accudita dalla madre e protetta dal padre.
La sorella di Alessia dichiarava che nella sua famiglia tutti si amavano e si rispettavano tanto che che erano proibiti i conflitti...
Un giorno il padre. entrando in casa aveva sentito che Alessia in bagno stava male, vomitava e piangeva, trovando la porta semichiusa. era entrato, aveva preso in braccio la figlia come fosse una bambina, l'aveva cullata e aveva pianto con lei, poi tutto è precipitato.
Avevano portato Alessia all'ospedale, dopo qualche giorno tutta la famiglia sapeva che Alessia era affetta da Anoressia.
Solo nelle ultime due sedute la madre di Alessia sollecitata dallo psichiatra cominciava a raccontare una storia diversa. La sua famiglia d'origine era la negazione della serenità e dell'amore. Il padre si ubriacava sistematicamente ogni sera e quando tornava a casa terrorizzava tutti, spesso picchiava sia la moglie che i figli.
Diventata grande giurò a se stessa che se avesse formato una famiglia avrebbe impedito a tutti di litigare, lei avrebbe presidiato la felicità di tutti bandendo la conflittualità dal contesto famigliare, sfuggendo il dolore, il malessere psicologico, E così era stato.... La figlia adolescente più fragile aveva pagato questo dictat implicito ed esplicito, perchè non aveva potuto esprimere i disagi inevitabili, le aggressività, le opposizioni agli adulti tipici di questa fase evolutiva, aveva dovuto soffocare, reprimere, controllare i suoi istinti, fino a farsi male, non potendo infierire contro altri anche solo verbalmente,
Chiaramente, dopo aver spento il video rimanemmo perecchi minuti in silenzio durante il quale facemmo i conti con i nostri vissuti personali, ma anche con il bisogno di utilizzare proofessionalmente l'insegnamento che ci veniva da questo drammatico racconto.
Il conflitto e la sua gestione sarebbero diventati oggetto di riflessione con gli educatori e con i genitori, con la consapevolezza che la ricerca della verità è spesso un viaggio difficile e doloroso, la cui meta può essere risolutiva per la nostra felicità e di quelli che amiamo...
Luciana Torricelli