La prima consapevolezza che l'educatrice del nido dovrebbe avere quando affronta l'inserimento di un bambino è il fatto che la coppia madre/bambino sta per iniziare la sua prima esperienza di "separazione" e che per lei ogni bambino da inserire rappresenta un nuovo incontro con tutte le sue incognite. Nel colloquio che precede l'inserimento del bambino, l'educatrice e il genitore si misurano, si scrutano, tesi entrambi a capire da una parte le persona a cui si affida il proprio figlio, ancora molto piccolo, dall'altra la persona con la quale stabilire un rapporto di alleanza e di fiducia. E' il momento, per l'educatrice, della raccolta delle prime informazioni sulle abitudini del bambino, ma anche dell'attesa di quanto e cosa l'altro/a ci vuole dire di se e del suo bambino. Le prime informazioni sono il terreno nel quale cresce e si arricchisce la relazione a tre: madre/bambino/educatrice, poichè ogni madre ed ognambino costituiscono una coppia speciale ed ogni educatrice che entra in questa relazione contribuisce a formare una triade speciale.
Non è possibile infatti omologare gli interventi in quanto le domande, le risposte, le aspettative, la comunicazione e la relazione vanno, nei contenuti e nelle forme, commisurate agli interlocutori e alle situazioni diverse, appunto, per la loro unicità.
E' immediatamente evidente la reciprocità che caratterizza questo momento: la relazione ha, inevitabiolmente, due poli, entrambe coinvolti, che si mettono in gioco: ciascuno dei due conosce l'altro e si rivela all'altro.
Le tecniche di C.R.Rogers, relative al concetto di non direttività possono ritornare utli all'educatrice/insegnante...
La non direttività presuppone che l'attenzione di chi conduce il colloquio sia centrata sull'interlocutore, sulle sue aspettative, sulle sue motivazioni, sui suoi vissuti, sul suo modo originale di affrontare i problemi, sull'accettazione incondizionata, sulla non valutazione con un atteggiamento permissivo, di attenzione ai suoi tempi, alle sue modalità di interazione, in modo da intervenire in modo pertinente durante il colloquio, nel caso in cui si blocchi la comunicazione
Chi conduce il colloquio dovrebbe limitare i suoi interventi, accettando i sentimenti già espressi dall'altro spontaneamente, promuovendo, in caso di necessità, ulteriori approfondimenti o chiarificazioni.