EXPERTS

Story Tellers Blog on EXPERTS

Stai cercando nell'archivio per il tag ‘Inserimento’.

Archivi: Inserimento

 Il primo riferimento da tenere presente per realizzare l’inserimento di un bambino al nido è il concetto che la coppia madre-bambino non costituisce una coppia di individui separati, ma in situazione di progressiva separazione proprio nella fase in cui il legame d’attaccamento è in corso di costruzione. L’inserimento al nido, assume quindi una dimensione complessa ricca di implicazioni emotive e di aspettative a volte esplicite, spesso implicite comunque generatrici di ansie, tanto che nel corso degli anni la prima accoglienza è diventata oggetto di ricerca e di sperimentazione, continuamente ripensata, risignificata e riorganizzata.
I principi ispiratori delle azioni delle educatrici sono state le ricerche di studiosi che, da o Bowlby ad Ainsworth, passando per Mahler, Brofenbrenner e Shaffer e molti altri hanno man mano ridefinito il concetto, l’evoluzione e il significato della separazione temporanea del bambino dalla madre fino ad interpretarla come un processo inevitabile per la crescita del bambino.
Le teorie e la loro evoluzione dovrebbero orientare i pensieri e le azioni delle educatrici, in una prospettiva progettuale, quindi intenzionale, condivisa e dinamica, finalizzata a favorire l’adattamento attivo del bambino al nido collocandolo in un territorio di confine fra l’esperienza di vita in famiglia e quella nella prima comunità sociale, da realizzare in una logica sistemica, attraverso l’individuazione di strategie caratterizzate da regolarità, gradualità, ritualità; la figura di riferimento familiare (prevalentemente la madre) e una educatrice di riferimento precisa, rappresentano elementi riconoscibili quindi rassicuranti atti a favorire nel bambino la comprensione di ciò che sta avvenendo e il progressivo adattamento al nido. L’adattamento attivo ha inizialmente bisogno di rapporti fortemente individualizzati: ogni, bambino/a, ogni madre/padre, ogni educatrice durante l’inserimento vivono un rapporto speciale, diverso da tutti gli altri. Un legame d’attaccamento sicuro madre- bambino, un’educatrice accogliente, costante, identificabile, un ambiente rassicurante e riconoscibile oltre che accattivante e generatore di curiosità sono condizioni indispensabili per favorire nel bambino il desiderio successivo di esplorare relazioni con altre educatrici e con gli altri bambini

Le buone pratiche

La progettualità, caratterizzata da intenzionalità e dalla condivisione in sede di collettivo di sezione e del grande gruppo degli operatori del nido prima, e successivamente con i genitori sottende l’organizzazione di tempi, di metodologie, e strumenti, e di risistemazioni e verifiche in itinere seguendo una logica di grande flessibilità.
Le procedure prevedono un percorso graduale dell’inserimento del bambino e del genitore, accolti o individualmente, a coppie o in piccoli gruppi, preceduto da un incontro con tutti i neo genitori, finalizzato a dare informazioni sulle caratteristiche del servizio che li accoglie e sulle motivazioni e le strategie dell’inserimento al nido come evento generale di inizio d’anno; successivamente, il colloquio individualizzato, preceduto da un incontro con tutti i genitori dei bambini interessati finalizzato a presentare loro il “servizio”, permette di conoscere attraverso il racconto delle madri e dei padri, la storia del bambino, le sue abitudini e l’universo relazionale in cui vive in famiglia.
La non direttività, l’atteggiamento empatico sia in sede di colloquio che durante l’inserimento, l’ascolto attento e intenzionale, l’osservazione la posizione non giudicante, la costante restituzione del ruolo alla madre e al padre, favoriscono la costruzione di una rapporto fra adulti in cui l’affidabilità e la complicità vengono indirizzate al benessere del bambino, al suo adattamento attivo al nuovo ambiente, all’apertura mentale ed emotiva a nuove relazioni, all’interesse verso spazi e tempi non ancora esplorati.
Rassicurazione/riconoscimento, esplorazione/scoperta sono le categorie di riferimento nell’ organizzazione dei tempi e degli spazi, tali da favorire nel bambino da una parte curiosità interesse verso un’esperienza nuova ma anche possibilità di ritrovare condizioni conosciute e rassicuranti.
 

La metacomunicazione è una comunicazione "sulla" comunicazione. In altre parole, serve ad esplicitare, ciò che  sta dietro al messaggio inviato, può trattarsi di uno scherzo, può essere l'espressione di un disagio, può stabilire un ordine che si esige venga rispettato. In un certo senso ha il valore della premessa finalizzata a favorire l'accettazione del messaggio.

Ad esempio, quando l'educatrice affronta con i genitori il tema dell'inserimento al nido, come premessa dovrebbe parlare di alcune teorie sul legame d'attacamento madre-bambino  che influenzano le metodologie e le scelte organizzative che sta per esplicitare.  La premessa (teorie) fungono da metacomunicazione per far accettare il contenuto del messaggio relativo alle metodologie dell'inserimento.

Altro esempio. L'educatrice deve comunicare ad un genitore che il bambino è stato aggredito da un coetaneo... " Vivere in comunità significa impare ad affrontare i conflitti e le loro conseguenze, a volte i bambini sono aggressori, a volte sono aggrediti, non ostante la presenza costante dell'insegnante (metacomunicazione). Tuo figlio è stato ferito dal morso di un coetaneo, ha pianto, lo abbiamo medicato e consolato, ora va molto meglio (messaggio)

Quando un bambino esprime delle difficoltà in fase di inserimento concentriamo la nostra attenzione non solo nella relazione con lui, ma anche sul rapporto con i genitori. Nella maggior parte dei casi infatti i piccoli esprimono il disagio trasmesso loro dai grandi. A volte i genitori fanno fatica ad affidare i propri figli agli operatori della scuola perché sono ansiosi o perché vivono male il distacco dal figlio. In effetti non è detto che il trauma da distacco si verifichi solo per i bambini, a volte può esserci anche da parte dei genitori e in questo caso è necessario compiere uno sforzo maggiore per instaurare con la famiglia quel rapporto di fiducia senza il quale non si realizzano gli obiettivi educativi propri dell’iter scolastico.

A volte nel contesto scolastico ci sono bambini che hanno comportamenti aggressivi. Ogni caso è a sé e quindi è premura di noi operatori capire le ragioni di questi atteggiamenti. Negli anni però ho capito che molto spesso i bambini usano l’aggressività quando non sanno esprimere a parole un’intenzione o un sentimento; non a caso infatti manifestazioni d’aggressività si registrano più numerose al nido quando le competenze linguistiche dei bambini sono in via di formazione.

Tra l’altro va sottolineato che non sempre i comportamenti aggressivi nei bambini esprimono sentimenti negativi, capita spesso anzi che un vigoroso abbraccio fatto da un bimbo, magari ben piazzato, a un bimbo mingherlino che mal sopporta gesti forti, rappresenti una manifestazione d’affetto oppure che un bambino della primissima infanzia morda un compagno semplicemente perché impegnato nell’azione di sperimentazione e conoscenza del mondo fisico che lo circonda propria della sua età.

In questi ed altri casi noi insegnanti chiediamo solitamente al bambino di spiegarci il perché del suo gesto, di dirci quali erano le sue intenzioni o motivazioni. Quando emergono gli spieghiamo dove ha sbagliato e qual’era il comportamento corretto da tenere in quella situazione. Se invece il bambino è troppo piccolo e non riesce a dare una spiegazione al suo gesto allora siamo noi che proviamo a interpretarlo per poi fargli capire l’errore e spiegargli come comportarsi la prossima volta.
Roberta, Coordinatrice didattica, 42 anni, Paese: Italia

Nel nostro lavoro si opera sempre in equipe con pedagogisti o colleghi e comunque sempre in gruppo per cui non si è mai da soli di fronte a casi difficili.

per saperne di più... »

EXPERTS by Wordpress 2.9.2
Adattamento e disegno: Gabis Wordpress-Templates
386 interrogazioni - 0,572 secondi.