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Archivi: Racconti

Un palco in una scuola elementare molti anni fa… un pomeriggio degli anni ’60. Il direttore della scuola, un insegnante accigliato, severo e grosso da a tre alunni il permesso di cantare nell’auditorium vuoto. Io canto con la mia migliore amica Tuula. Non ricordo che canzone fosse. Prima che iniziassimo a cantare il direttore accese il registratore. L’esibizione finì e dopo un istante l’auditorium si riempì di bellissime voci femminili. Che gioia e che meraviglia. Erano le nostre voci!

C’era una volta un insegnante della prima infanzia che tentava di mettere su un proiettore. Dei bambini con le guancie rosse seduti ad aspettare qualcosa di speciale e meraviglioso da fare. Lo schermo nero che invitava mani piccole ed entusiaste a disegnare delle lettere. L’insegnante sfiorava e premeva dei bottoni, provando a toccare qui e lì. I bambini continuavano ad aspettare. Piccole spie iniziarono ad accendersi, le gambe a muoversi impazientemente. Si inizia? Sembrava una buona avvisaglia e invece il proiettore non andava…Le guance dell’insegnante si fecero più rosse. Il clima si appiattì. L’insegnante fu costretto a rinunciare. Forse domani andrà meglio. Bambini meravigliosi incoraggiarono l’insegnante ”Non preoccuparti, un giorno saprai come farlo andare!”.

Durante gli anni della scuola dell’infanzia alla sera trascorrevo del tempo con i bambini – leggendo storie, parlando di ciò che succedeva a scuola. Queste chiacchierate serali continuarono negli anni delle elementari, di modo che sapevo sempre molto di ciò che accadeva loro quando non eravamo insieme e anche che cosa pensavano. Ero felice di queste chiacchierate; persino ora che sono adolescenti parliamo delle loro e delle mie esperienze. Così anche questa età particolare la stiamo vivendo serenamente senza i problemi tipici. Credo che per avere buone relazioni con gli adolescenti è necessario lavorare sui rapporti sin dalla prima infanzia.

Alla nostra figlia più piccola piaceva dormire di mattina e quando doveva andare all’asilo era letteralmente sconvolta. Piangeva e farla uscire era un’impresa. Così escogitai una soluzione. Quando la svegliavamo iniziavo a raccontarle storie. La prendevo in braccio e la portavo all’asilo che fortunatamente non era distante da casa. Lungo la strada continuavo a raccontarle storie. Funzionava. Risolvemmo il problema. Credo che questo sia il modo giusto di affrontare le cose. Purtroppo tutti noi siamo così stressati e di corsa che non capiamo di cosa hanno bisogno i nostri bambini. Come diceva il poeta Serbian Rsumovic: un bambino non è un giocattolo per grandi, un bambino è un bambino, da amare e capire.

Sono tre i ricordi della mia prima infanzia che mi stanno molto a cuore.
Il primo è legato alle vacanze. Con la mia amica della villeggiatura la sera andavamo sempre a casa di sua nonna e fuori dall’uscio, sugli scalini ascoltavamo le favole che ci raccontava.

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